Il 5 febbraio, il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, Famiano Crucianelli, è intervenuto nell’audizione presso la Camera dei Deputati sui progetti di legge “in materia di energia nucleare sostenibile”.
Il No al deposito di 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi nella Tuscia è arrivato nelle aule del Parlamento italiano, una ulteriore testimonianza del valore della resistenza sociale e istituzionale sviluppatasi nel territorio viterbese in questi anni. Cittadini, comitati, biodistretti, il mondo dell’agricoltura e rappresentanti delle istituzioni, con le loro iniziative e mobilitazioni, hanno rotto il muro del silenzio e reso chiaro il rifiuto dei viterbesi verso la “mela avvelenata” rappresentata dalla discarica di rifiuti nucleari.
Nell’intervento Crucianelli ha richiamato alcuni punti fondamentali della contestazione al deposito di rifiuti radioattivi, partendo dal giudizio totalmente negativo sull’operato di Sogin, contestato per inadeguatezza metodologica, incongruenza rispetto alle normative vigenti e assenza di valutazioni puntuali sugli effetti potenziali del deposito sulla salute umana e sul contesto ambientale, sociale ed economico. Un deposito che Sogin progetta per rifiuti a bassa e media intensità si trasforma, nel progetto esecutivo, in deposito di scorie nucleari ad altissima intensità.
Il deposito causerebbe gravi danni a un sistema economico, sociale e ambientale che ha tra i suoi punti di forza l’agricoltura, l’eccellenza dei prodotti, la bellezza dei paesaggi e la sua storia.
La questione fondamentale della salute, resa problematica dai livelli di radioattività naturale e di arsenico nelle acque, è accompagnata dalla ferma contrarietà dell’Ordine dei Medici di Viterbo all’individuazione nel territorio provinciale di siti per depositi di scorie radioattive. A ciò si aggiunge un polo energetico in costruzione sull’asse Civitavecchia – Montalto di Castro – Bolsena, un mix di centrali e impianti rinnovabili finalizzato a produrre una grande quantità di energia da trasferire al Nord, un progetto ben oltre la sostenibilità che richiede un sacrificio ingiustificato del territorio della Tuscia, oltre i confini costituzionali.
Infine, un problema comune a tutta la Tuscia: la presenza di falde acquifere superficiali. Ancora più grave è che le aree idonee della Tuscia si trovano a breve distanza da falde che alimentano direttamente i corsi d’acqua che, dalle aree centrali dei rilievi, scendono a est verso il Tevere e a ovest verso il mare Tirreno.
L’inquinamento del Tevere significherebbe Roma; la vicinanza di Roma è, per molti, un grande problema che sembra ignorato dalla Sogin.
Fondazione Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre ETS
